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Nulla è come prima

Nulla è come prima

Nell’ultimo decennio due profondi e ravvicinati cicli recessivi hanno trasformato la struttura imprenditoriale italiana caratterizzata da un’alta presenza di piccole imprese.

I cambiamenti dell’economia internazionale, del mercato del lavoro e del credito, le criticità del contesto hanno mutato il posizionamento sul mercato di queste imprese esasperandone le debolezze ma anche consolidandone i numerosi punti di forza. Le traiettorie di cambiamento indicate dall’analisi di un ampio set di dati statistici, in un contesto di crescente complessità, sollecitano la riflessione teorica.

Gli effetti della globalizzazione, i cambiamenti demografici, i driver della trasformazione digitale e della sostenibilità ambientale fanno emergere nella piccola impresa i tratti di un nuovo paradigma nel quale interazioni tra società, famiglia e tessuto imprenditoriale, rapporti tra imprese, discontinuità tecnologica e domanda dei fattori produttivi vengono proposti per una nuova considerazione.

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GUERRA ALL’ITALIA/ Sapelli: così ci portano via industria e banche

Quando eravamo giovani discutevamo a non finire sulla cosiddetta anomalia italiana. Era una variante analitica dell’“American exceptionalism” di Seymour Lipset, il grande sociologo socialista nordamericano che con David Riesman ci aprì una nuova prospettiva negli studi comparati. Certo, l’eccezionalismo italiano – oggi è più chiaro che mai – risiedeva e risiede nella tardiva unificazione nazionale e nella specifica versione di tale unificazione. La versione per annessione dall’alto via Regno sabaudo e divisione del fronte assolutistico con la travagliata sconfitta militare dell’Impero austro-ungarico e neutralizzazione inglese del non previsto – dall’artefice massimo del geniale disegno, ossia il conte Camillo Benso di Cavour – attivismo garibaldino che consegnò anche il Regno dei Borboni alla dinastia savoiarda.

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