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Nulla è come prima

Nulla è come prima

Nell’ultimo decennio due profondi e ravvicinati cicli recessivi hanno trasformato la struttura imprenditoriale italiana caratterizzata da un’alta presenza di piccole imprese.

I cambiamenti dell’economia internazionale, del mercato del lavoro e del credito, le criticità del contesto hanno mutato il posizionamento sul mercato di queste imprese esasperandone le debolezze ma anche consolidandone i numerosi punti di forza. Le traiettorie di cambiamento indicate dall’analisi di un ampio set di dati statistici, in un contesto di crescente complessità, sollecitano la riflessione teorica.

Gli effetti della globalizzazione, i cambiamenti demografici, i driver della trasformazione digitale e della sostenibilità ambientale fanno emergere nella piccola impresa i tratti di un nuovo paradigma nel quale interazioni tra società, famiglia e tessuto imprenditoriale, rapporti tra imprese, discontinuità tecnologica e domanda dei fattori produttivi vengono proposti per una nuova considerazione.

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Il peso dell’austerity/ Lezione greca che cosa l’Europa non ha imparato

Nel 2009 Georgios Papandreou era primo ministro greco e leader dello storico Pasok, il partito socialista greco. Nipote di Georgios, storico esponente dei conservatori greci che si batterono contro i tedeschi durante la seconda guerra mondiale, e figlio di Andrea Papandreou, capo del rinato partito socialista greco (Pasok) economista di fama internazionale, già primo ministro della Repubblica Ellenica.

Georgios era dunque un esponente di una delle pochissime grandi famiglie dell’oligarchia che da secoli governano i rapporti tra la borghesia dell’interno e la diaspora greca dell’intellighenzia e della finanza internazionale. Papandreou ammise che i dati sul disavanzo di bilancio erano stati manipolati per anni. Fu uno choc profondo, non solo per la Grecia, ma per la stessa Ue e aprì una crisi di fiducia che ancora oggi non è stata superata. Decisiva fu la rottura del rapporto tra oligarchia e classi popolari e ceti medi impoveriti. Per la prima volta nella storia greca l’oligarchia, vestita da socialista o da conservatore che fosse, perse la fiducia degli elettori.

All’epoca le agenzie di rating declassarono il debito sovrano e i tassi d’interesse s’impennarono e iniziò l’avvitamento di una economia da sempre fragilissima, con un mercato interno ristretto, un bilancio pubblico stremato dalle spese militari per il secolare conflitto con la Turchia, esacerbato dalla crisi mai risolta di Cipro dove convivono a fatica due comunità ostinatamente divise dalla religione e dalla storia.

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